Chi siamo
Adesso! nasce il 10 giugno 2023, 99esimo anniversario del brutale omicidio di Giacomo Matteotti. Con una priorità: far ripartire l’ascensore sociale.
Siamo una comunità di donne e uomini che elaborano proposte di economia e lavoro, costruiscono incontri e occasioni di confronto online e offline, usano i social media come nuova forma di partecipazione politica.
Il nostro percorso
In tre anni abbiamo organizzato assemblee pubbliche molto partecipate a Milano, Roma, Salerno, Firenze, Parma e Palermo.
Nel 2025 abbiamo realizzato un libro-manifesto “Risvegliare l’Italia” partendo dall’esperienza francese di Raphael Glucksmann e Place Publique.
Abbiamo realizzato due podcast. Il primo è The Premier, nel corso del quale abbiamo chiesto ad artisti, giornalisti e professionisti che cosa farebbero come prima cosa se domani si svegliassero premier. Il secondo è Generazione Sospesa, realizzato insieme a Factanza, nel quale affrontiamo i problemi dei giovani e, soprattutto, discutiamo le possibili soluzioni.
Abbiamo lanciato una newsletter sull’Europa, Adesso! Europa, perché crediamo che solo con un’Europa davvero unita si possa dare una risposta alle grandi sfide globali.
E adesso?
Il 16 luglio 2026 Adesso! ha deciso di partecipare alla costituente di Spazio Pubblico. E lo abbiamo fatto davanti al Quarto Stato di Pelizza da Volpedo alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Un movimento che porta avanti le nostre battaglie e condivide i nostri valori. Il percorso di Adesso! continua in Spazio Pubblico, mantenendo canali social, YouTube e newsletter come strumenti di dibattito e di partecipazione.
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1,2 milioni di lavoratrici e lavoratori sono pagati meno della soglia di povertà e 8,5 milioni di italiani sono rischio indigenza o esclusione sociale. Estendere a tutti i contratti più rappresentativi è un primo strumento efficace per avere stipendi più giusti. Si può fare applicando l’art. 39 della Costituzione ed estendendo così i contratti più rappresentativi, i minimi contrattuali e i diritti a tutti i lavoratori e le lavoratrici. Lo abbiamo chiamato “Salario Minimo Costituzionale”. Una misura di giustizia e di dignità, che applica la costituzione.
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In Italia i giovani entrano nel mercato del lavoro con stipendi tra i più bassi d’Europa e vengono subito schiacciati da tasse e oneri tra i più alti al mondo. Quasi metà di quanto viene pagato il tuo lavoro è destinato a tasse e contributi prima ancora che lo stipendio arrivi in busta paga, erodendo un reddito netto già insufficiente a costruire autonomia, risparmiare o anche solo sostenere le spese essenziali. La nostra proposta interviene su questo nodo con una misura semplice e immediata: ridurre drasticamente l’IRPEF per gli under 35, in modo proporzionale all’età, con un ritorno graduale all’aliquota piena solo dopo i 35 anni. Significa più soldi subito in busta paga – senza burocrazia, sia per dipendenti sia per gli autonomi – nel momento della vita in cui servono di più.
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L’Italia ha uno dei sistemi fiscali sul lavoro più pesanti d’Europa. In questo contesto gli incrementi sono sempre con il contagocce, perché ogni euro aggiuntivo si traduce in un costo nettamente più alto. Di conseguenza, i lavoratori percepiscono aumenti troppo piccoli per incidere davvero sul loro potere d’acquisto. Il sistema finisce per alimentare lavoro grigio e nero, irregolarità e profonde disparità territoriali che amplificano le difficoltà nelle aree più costose del Paese. La nostra proposta mira a rompere questo circolo vizioso con un intervento netto: azzerare completamente IRPEF e contributi sugli aumenti salariali stabiliti dai contratti collettivi di secondo livello, cioè quelli ottenuti tramite la contrattazione aziendale o territoriale che premia risultati, produttività e partecipazione agli utili.
Solo gli aumenti certificati e registrati potrebbero accedere alla misura, evitando abusi, garantendo un beneficio reale e favorendo la partecipazione attiva dei lavoratori.
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In Italia i tirocini extracurriculari sono diventati un meccanismo che alimenta precarietà più che occupazione. Nati come misura di politica attiva, oggi si traducono troppo spesso in mesi (talvolta anni) di lavoro sottopagato, senza tutele e senza reali prospettive di assunzione: solo un tirocinio su quattro porta a un contratto con lo stesso datore entro tre mesi, e milioni di giovani restano intrappolati in un mercato del lavoro dove quasi l’80% delle nuove attivazioni sotto i 30 anni è a tempo determinato. In questo contesto, lo stage extracurriculare finisce spesso per non rappresentare una porta d’ingresso al lavoro, ma un binario morto che ritarda l’autonomia economica, distorce la concorrenza e indebolisce la formazione professionale. La nostra proposta è semplice: rivedere il sistema degli stage extracurriculari, incentivando la sostituzione con contratti veri, con tutte le tutele, ma resi molto più convenienti per le imprese. Unificando e razionalizzando gli incentivi oggi dispersi in molte di misure diverse, possiamo creare un unico grande sgravio universale per le assunzioni under 30: 100% di decontribuzione per tre anni sulle assunzioni a tempo indeterminato, senza limiti territoriali, settoriali o burocratici, e con uno sgravio minore anche per i contratti a termine.
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Il mercato del lavoro sta cambiando più velocemente della capacità di chi lavora di tenere il passo. Digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale e transizione green stanno trasformando intere professioni, rendendo rapidamente obsolete competenze acquisite solo pochi anni prima. In Italia la formazione è costosa e lo skill gap è tra i più alti d’Europa. Chi non riesce a riqualificarsi resta intrappolato in lavori poveri, stagnanti e spesso esposti al rischio di automazione. È un paradosso evidente: servono competenze per avere stipendi migliori, ma servono soldi per ottenere quelle competenze. Soldi che molti giovani non hanno. Per affrontare questa emergenza, proponiamo una misura semplice, immediata e strutturale: voucher annuali per la formazione continua, destinati a tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, con importi maggiorati per i disoccupati. Un sistema universale, cumulabile ma non cedibile, utilizzabile esclusivamente presso enti certificati, che permette di accedere a corsi qualificati senza dover sacrificare mesi di stipendio.